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Focaccia barese: la patata nell'impasto

Di Marco Freire9 min di letturaAggiornato 2026-08-24

Focaccia alta e soffice in teglia tonda, superficie dorata piena di fossette con pomodorini tagliati e olive nere premuti dentro, lucida d'olio e spolverata di origano.
Alta, morbida, punteggiata di pomodorini e olive: la teglia appena sfornata.

La focaccia barese è la focaccia alta e morbida della Puglia: una mollica gonfia e alveolata, un impasto ricco di acqua steso in teglia tonda, la superficie punteggiata di pomodorini tagliati e olive baresi premuti nelle fossette. Il segreto che la rende così soffice non è un tempo di lievitazione infinito: è una patata lessa schiacciata dentro l'impasto, unita alla semola rimacinata di grano duro. Insieme fanno una focaccia spessa, tenera e profumata, molto lontana dalla schiacciata sottile.

La patata è anche la ragione per cui la barese non secca. L'amido che rilascia trattiene acqua e mantiene la mollica morbida per un giorno o due, proprio quando la maggior parte delle focacce, il giorno dopo, diventa già stopposa. È la risposta al problema più comune di chi la fa in casa. Prima di entrare nei dettagli, se vuoi il quadro d'insieme parti da la guida completa alla focaccia; qui restiamo sulla pugliese.

Perché la patata

L'ingrediente che divide la barese da tutte le altre è la patata lessa, schiacciata fine e impastata dentro. Non ce ne vuole molta: si parla di circa una patata media ogni 500 g di farina (italianrecipebook.com), lessata finché è tenerissima e ridotta in purea senza grumi. Serve la sua polpa, non un chilo di patate: la barese resta un pane, non un tortino.

Quello che la patata porta è amido e umidità. In cottura quell'amido gelatinizza e trattiene l'acqua dell'impasto, così la mollica esce più tenera e ci resta più a lungo. È la differenza tra una focaccia buona solo appena sfornata e una che il giorno dopo è ancora morbida. Ecco perché in Puglia la barese si mangia volentieri anche di sera, comprata la mattina.

C'è anche un vantaggio pratico. Un impasto con la patata è più morbido, più estensibile, più facile da spingere spesso in una teglia alta senza che si strappi o si ritiri. Le dita affondano meglio, le fossette tengono, la stesura non combatte con te. L'unico errore da evitare è esagerare: troppa patata e la mollica diventa gommosa e umidiccia invece che soffice.

Sul tipo di patata conviene fermarsi un attimo. Meglio una patata a pasta bianca e farinosa, di quelle che si sfaldano da lesse, perché rilasciano più amido e si schiacciano lisce. Le patate a pasta gialla e soda tengono la forma e restano un po' grumose, meno adatte a fondersi nell'impasto. Lessala con la buccia per non farle assorbire troppa acqua, poi pelala da calda e passala allo schiacciapatate finché è una purea senza pezzi.

La semola di grano duro

L'altra firma della barese è la semola rimacinata di grano duro, la stessa dei pani pugliesi. Non si usa da sola: si mescola con una farina di grano tenero da panificazione. La semola porta colore (quel giallo caldo tipico), una punta di dolcezza e una masticabilità in più; la farina di grano tenero dà l'elasticità e la spinta che il grano duro, da solo, non offre.

Le proporzioni si muovono in un intervallo, non su un numero fisso. Una via tipica è tenere la semola tra circa un terzo e la metà del peso totale della farina, lasciando il resto alla farina di grano tenero (giallozafferano.it, italianrecipebook.com). Più semola metti, più il pane è saporito e "duro" nel morso; meno ne metti, più la mollica è soffice e neutra. La barese classica sta nel mezzo.

Ecco il blend messo in fila, come schema di lavoro e non come dogma:

IngredienteRuoloRiferimento di quantità
Farina di grano tenero (tipo 0/00)struttura, elasticità, spintada metà a due terzi della farina totale
Semola rimacinata di grano durocolore, dolcezza, masticabilitàda un terzo a metà della farina totale
Patata lessa schiacciatamorbidezza e durata~1 patata media ogni 500 g di farina
Acquamollica alta e alveolataidratazione generosa, impasto morbido
Olio extravergine + salegusto e mollica teneraolio nell'impasto e sopra, sale a fine lavoro

I valori sono intervalli di riferimento tratti dalle ricette citate, da tarare sul tuo forno e sulla tua farina. La riga che non cambia mai è la patata: è lei a fare la barese.

Un consiglio pratico sulla semola: passala al setaccio insieme alla farina prima di impastare. Anche se è già rimacinata e fine, tende a fare piccoli grumi se cade nell'acqua tutta insieme. Setacciarla la distribuisce bene e ti evita quei granelli asciutti che restano nella mollica. È un dettaglio piccolo che si sente al taglio.

L'impasto: acqua, olio e lievitazione

La barese è un impasto ad alta idratazione, e non è un caso. Serve acqua abbondante per ottenere quella mollica alta e piena di alveoli: un impasto asciutto sale poco e resta compatto, per quanta patata ci metti. La patata aiuta a gestire tutta quell'acqua, perché lega l'umidità e rende l'impasto morbido ma non ingestibile da lavorare a mano.

L'olio extravergine entra già nell'impasto, non solo sopra. Qualche cucchiaio impastato dentro rende la briciola più tenera e il gusto più rotondo, e lavora in coppia con la patata per tenere lontano il rischio di una mollica asciutta. In Puglia l'olio è di casa e nella barese non è un dettaglio: è parte della struttura del sapore, insieme al pomodoro e all'origano.

Sulla lievitazione non servono tempi eroici, serve pazienza. Una prima crescita finché l'impasto raddoppia bene, poi la stesura in teglia e un'ultima lievitazione morbida prima delle fossette. È su un impasto gonfio e rilassato che i pozzetti tengono e la mollica esplode in forno. Un impasto freddo o poco lievitato resiste alle dita e ti lascia una superficie liscia dove volevi crateri.

Se hai tempo, una lievitazione lenta in frigo per qualche ora, o anche una notte, migliora profumo e alveolatura senza sforzo. Il freddo rallenta il lievito e sviluppa aroma, e la patata fa il resto tenendo l'impasto idratato. Non è obbligatorio per una buona barese, ma è la scorciatoia più onesta verso una mollica più profumata e digeribile.

Come si stende e si condisce

La barese vuole una teglia tonda e vuole restare alta. Dopo l'ultima lievitazione, con le mani unte di olio si spinge l'impasto verso i bordi senza schiacciarlo troppo, lasciandolo spesso: è quel volume che poi si gonfia in forno e regala la mollica alveolata. Se la stendi bassa e la comprimi, butti via metà del lavoro della patata e dell'acqua.

Poi vengono le fossette. Le dita affondano fino quasi al fondo, aprendo i pozzetti che raccoglieranno il condimento e la salamoia. Sopra si versa una salamoia leggera di acqua e olio: l'acqua tiene umida la mollica in cottura, l'olio la dora. È lo stesso principio della cugina ligure, la focaccia genovese, sottile e magra, anche se qui l'impasto sotto è tutta un'altra cosa. Se le fossette ti si richiudono in forno, il gesto e il momento contano: ne parlo in come fare le fossette.

Il condimento classico è sobrio e preciso: pomodorini tagliati a metà e olive baresi piccole, premuti con la parte tagliata verso l'alto dentro le fossette, un filo d'olio, origano e sale. Nient'altro di pesante. I pomodorini rilasciano il loro succo sull'impasto, le olive danno sapidità, l'origano profuma. La barese non è una pizza: se la carichi di ingredienti la appesantisci e perdi la sua leggerezza gonfia.

Cuocere una focaccia alta

Essendo alta e ricca di acqua, la barese chiede una cottura un po' più lunga rispetto alla genovese sottile, ma non meno calda. Il forno vuole essere ben caldo, intorno ai 230-250 gradi (italianrecipebook.com, giallozafferano.it), per circa 20-25 minuti, perché la mollica spessa ha bisogno di tempo per cuocere dentro senza che la superficie bruci. Una teglia scura o una base metallica ben calda aiutano il fondo a dorare e a restare croccante.

Il rischio tipico sono i pomodorini che si scuriscono prima che la mollica sia pronta. Se li vedi correre troppo, un foglio di alluminio appoggiato sopra negli ultimi minuti protegge la superficie e lascia finire la cottura interna. La barese è pronta quando è alta e dorata, la base è croccante e unta, e la mollica, premuta con un dito, torna su elastica invece di restare affondata.

Il risultato è un pane da strada nel senso migliore: alto, soffice, profumato di pomodoro e origano, buono caldo ma anche il giorno dopo grazie alla patata. In Puglia si compra a peso, si taglia a quadri e si mangia camminando. Falla, tagliala, mettila in mezzo al tavolo: è cibo di condivisione, come tutte le focacce vere.

FAQ

Perché si mette la patata nella focaccia barese? Perché la patata lessa aggiunge amido e umidità all'impasto. In cottura quell'amido trattiene l'acqua e mantiene la mollica morbida più a lungo, spesso ancora tenera il giorno dopo. In più rende l'impasto più estensibile e facile da stendere alto in teglia. È l'ingrediente che distingue la barese e la ragione della sua sofficità caratteristica.

Quanta patata serve per la focaccia barese? Poca: un riferimento tipico è circa una patata media ogni 500 g di farina (italianrecipebook.com), lessata finché è tenerissima e schiacciata fine, senza grumi. Serve la polpa per l'amido, non una quantità da purè. Esagerare è controproducente: troppa patata rende la mollica gommosa e umidiccia invece che soffice e alveolata.

Cos'è la semola rimacinata di grano duro? È una farina di grano duro macinata due volte, più fine della semola normale, la stessa usata per molti pani pugliesi. Dà colore giallo caldo, una punta di dolcezza e più masticabilità. Nella barese si mescola con la farina di grano tenero, in genere da un terzo a metà del totale (giallozafferano.it): da sola darebbe un impasto troppo tenace e poco elastico.

Qual è la differenza tra focaccia barese e genovese? La barese è alta, morbida e alveolata, con patata e semola di grano duro nell'impasto, condita con pomodorini e olive in teglia tonda. La genovese è sottile, magra e lucida, stesa bassa e allagata di salamoia. Partono da ingredienti simili ma danno due pani opposti: la barese punta sulla mollica gonfia, la genovese sul contrasto tra crosta bassa e briciola sottile.

Quali condimenti si usano sulla focaccia barese? Il classico sono pomodorini tagliati a metà e olive baresi piccole, premuti con la parte tagliata verso l'alto dentro le fossette, con olio, origano e sale. I pomodorini rilasciano succo sull'impasto, le olive danno sapidità. Meglio restare leggeri: caricarla di ingredienti pesanti la appesantisce e le fa perdere la sua leggerezza soffice.

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