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Focaccia genovese: la ricetta classica ligure

Di Marco Freire7 min di letturaAggiornato 2026-08-24

Focaccia sottile e dorata in teglia, superficie lucida di olio con fossette profonde piene di salamoia, crosta bassa e croccante ai bordi.
La fugassa appena sfornata: bassa, lucida, punteggiata di sale.

La focaccia genovese è la focaccia sottile della Liguria: un impasto magro, steso basso in teglia, allagato di salamoia (acqua e olio in parti uguali), segnato di fossette e cotto in forno caldo, veloce, finché la superficie diventa dorata e lucida. Si mangia strappandola a mano, spessa un dito o poco più. Deve essere unta nel senso buono: se esce asciutta e austera, è troppo magra.

È il contrario esatto di quello che molti immaginano quando pensano alla focaccia "alta e soffice". La fugassa genovese non punta sulla mollica gonfia: punta sul contrasto tra una crosta bassa e croccante e una briciola sottile, salata, imbevuta di olio. Prima di entrare nei dettagli, se vuoi il quadro d'insieme parti da la guida completa alla focaccia; qui restiamo sulla classica di Genova.

Cosa la rende genovese

Genovese e barese partono quasi dagli stessi quattro ingredienti (farina, acqua, lievito, olio) eppure danno due pani opposti: una sottile e croccante, l'altra alta e morbida. La differenza non è un segreto di famiglia, è una somma di tre scelte precise: quanta acqua metti nell'impasto, quanto basso lo stendi e, soprattutto, quanta salamoia versi sopra prima del forno.

La versione pugliese gioca in un altro campionato di sofficità perché mette la patata nell'impasto, che trattiene umidità e alza la mollica. La genovese fa l'opposto: impasto snello, niente patata, tutto giocato in altezza bassa e olio in superficie. Ecco il confronto messo in fila.

Focaccia genoveseFocaccia alta da teglia
Idratazione~55-65%~75-80%
Spessoresottile, stesa bassaalta, mollica gonfia
Salamoiagenerosa, obbligatoriapoca o assente
Cotturaforno alto, velocepiù lunga e dolce
Risultatosottile, salata, lucidaalta, morbida, ariosa

I valori di idratazione sono un intervallo di lavoro tipico, non un dogma: le ricette casalinghe di focaccia sottile stanno spesso sotto il 65% (italianrecipebook.com), mentre le versioni alte e ariose salgono verso il 75-80% (kingarthurbaking.com). La riga che conta davvero, quella che separa una vera genovese da una schiacciata qualunque, è la salamoia.

La salamoia è tutto il punto

La salamoia è semplicemente acqua e olio extravergine mescolati in parti uguali, con un pizzico di sale, versati sull'impasto già segnato di fossette poco prima di infornare. Sembra un dettaglio da poco. Non lo è: è ciò che fa la genovese.

Il gesto è questo. Dopo l'ultima lievitazione in teglia premi le dita fino al fondo per aprire i pozzetti, poi versi la salamoia con generosità: deve riempire le fossette e formare piccole pozze in superficie. In forno l'acqua evapora e tiene la mollica umida, mentre l'olio resta e frigge l'impasto dall'alto, dorandolo. È questa doppia azione a dare la crosta lucida e la briciola tenera insieme.

L'errore più comune è saltare l'acqua e usare solo olio. Senza acqua l'impasto si secca in cottura e la focaccia esce croccante ma slegata, quasi un cracker. L'acqua della salamoia è ciò che tiene la genovese morbida sotto la crosta. Il sale grosso va sopra alla fine, dopo aver versato: così resta in superficie e croccantina sotto i denti, invece di sciogliersi dentro.

Sull'olio non fare economia e, se puoi, usa un extravergine ligure: la genovese è nata attorno a quell'olio delicato e fruttato, e in un piatto così spoglio l'olio non è un condimento, è metà del sapore. Se la tua focaccia esce austera, la risposta è quasi sempre una sola: più olio, nell'impasto e soprattutto sopra.

L'impasto: farina, acqua e lievitazione

Per la genovese va bene una farina di media forza, il classico tipo 0 da panificazione: abbastanza tenace da reggere la stesura, non così forte da tirare troppo e resistere quando la vuoi bassa. Una farina debolissima cede e non tiene le fossette; una fortissima rimbalza e fatica a restare stesa. La via di mezzo è quella che a Genova si è sempre usata, senza troppe complicazioni.

L'idratazione tipica sta intorno al 55-65% (italianrecipebook.com per le versioni sottili casalinghe): un impasto morbido ma lavorabile, non la pastella colante delle focacce ad alta idratazione. L'olio entra già nell'impasto, non solo sopra: qualche cucchiaio impastato dentro rende la briciola più tenera e il gusto più pieno, e prepara il terreno a quello che farà la salamoia dopo.

Sulla lievitazione non serve inseguire tempi eroici. Una prima crescita finché l'impasto raddoppia, poi la stesura in teglia e un'ultima lievitazione morbida prima delle fossette: è lì, sull'impasto gonfio e rilassato, che i pozzetti tengono e non si richiudono. Impasto freddo o poco lievitato resiste alle dita e ti ritrovi una superficie liscia dove volevi crateri.

Stendila bassa e cuocila calda

La seconda metà del lavoro è tutta nella stesura e nel forno. La genovese va stesa bassa e uniforme, spessa un dito o poco più prima della lievitazione finale: stesa troppo alta perde la sua identità e diventa un pane da teglia qualunque. Distribuisci l'impasto in teglia unta spingendolo verso i bordi con le mani unte, senza strapparlo, e lascialo rilassare se resiste.

Il forno vuole essere caldo. Una focaccia sottile intorno ai 230 gradi per 15-20 minuti si dora in superficie prima di seccarsi dentro (bakingsteel.com per il principio del forno alto e della superficie rovente). L'errore speculare è la cottura lunga e tiepida: a temperatura bassa la genovese perde umidità piano piano e ti ritrova un cracker asciutto, per quanto olio tu ci abbia messo.

Una superficie metallica ben rovente aiuta la base a prendere colore (bakingsteel.com). Se hai una pietra o un acciaio, scaldali a lungo e appoggia la teglia sopra: la base dora meglio e la focaccia resta croccante sotto invece di afflosciarsi. Se le fossette ti si richiudono o spariscono in cottura, il momento e il gesto contano più di quanto sembri: ho raccolto tutto in come fare le fossette.

Riassunto operativo: impasto magro (idratazione ~55-65%), steso basso, fossette profonde, salamoia generosa di acqua e olio in parti uguali, forno alto (~230 gradi) per 15-20 minuti. Cinque mosse, nessuna delle quali opzionale.

Come si mangia a Genova

A Genova la fugassa non è un contorno, è cibo di tutto il giorno. Si compra al banco, tagliata e venduta a peso, e si mangia camminando. È talmente radicata nella colazione che c'è chi la inzuppa nel cappuccino: sembra un'eresia da fuori, a Genova è normale, e l'unto della focaccia con il latte caldo funziona meglio di quanto immagini.

È un pane povero e generoso allo stesso tempo. Da sola, unta e salata, non chiede niente: non ha bisogno di companatico e men che meno di burro. Se ti viene voglia di spalmarci qualcosa per renderla mangiabile, il problema non è la focaccia che chiede aiuto, è la tua che è venuta troppo asciutta. La cura è sempre la stessa: più olio, più salamoia, forno più caldo.

Falla, tagliala a pezzi, mettila in mezzo al tavolo e lascia che ognuno strappi il suo. La focaccia genovese vive di condivisione e di semplicità: quattro ingredienti, tre scelte giuste e un olio buono. Il resto è pratica.

FAQ

Qual è la differenza tra focaccia genovese e focaccia normale? La genovese è sottile, magra e lucida di olio, stesa bassa in teglia e cotta in forno caldo e veloce. La focaccia "alta da teglia" ha più acqua nell'impasto (spesso ~75-80% contro ~55-65%), sale di più in altezza e ha una mollica ariosa. La firma della genovese è la salamoia di acqua e olio versata sopra prima del forno.

Perché la mia focaccia genovese esce secca? Quasi sempre per poco olio, poca salamoia o cottura troppo lunga e tiepida. La salamoia deve avere anche acqua, non solo olio: è l'acqua che tiene la mollica morbida in forno. Versa la salamoia con generosità nelle fossette, non risparmiare sull'olio e cuoci in forno ben caldo per poco tempo, così la superficie dora prima di seccarsi dentro.

Cos'è la salamoia della focaccia? È una miscela di acqua e olio extravergine in parti uguali, con un pizzico di sale, versata sull'impasto già segnato di fossette poco prima di infornare. Allaga i pozzetti: in cottura l'acqua evapora e tiene umida la mollica, l'olio frigge la superficie e la rende dorata e lucida. Saltare l'acqua e usare solo olio è l'errore più comune.

A che temperatura si cuoce la focaccia genovese? Forno caldo, intorno ai 230 gradi per 15-20 minuti (bakingsteel.com per il principio del forno alto). Essendo sottile, deve dorarsi in fretta prima di perdere umidità. Una superficie metallica ben rovente sotto la teglia aiuta la base a colorire. Regola i tempi sul tuo forno: quando la superficie è dorata e lucida, è pronta.

Quanto deve essere sottile la focaccia genovese? Bassa, spessa un dito o poco più prima della lievitazione finale. Stesa troppo alta perde la sua identità e diventa un pane da teglia; troppo tirata e sottile rischia di seccarsi. L'obiettivo è una focaccia bassa e uniforme, con crosta croccante e una briciola sottile ma ancora morbida sotto.

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